Olivia McAether
ITEN
← Esplora il DumparioPENSIERI · OLIVIA MCAETHER

Ho aperto la chat. Ho perso la pace.

Dovevo solo controllare una cosa. Una cosa con diciassette interpretazioni.

Avevo aperto la chat per una verifica rapidissima. Il tipo di verifica che, nelle intenzioni, dura meno del tempo necessario per aprire la chat. Volevo vedere una cosa e tornare alla mia vita. Adesso la mia vita è seduta lì ad aspettare, mentre io stabilisco se un punto alla fine della frase sia punteggiatura oppure una dichiarazione diplomatica.

Perché «va bene» va bene, fino a quando non diventa «va bene.». Quel punto ha un tono. Ha le braccia incrociate. Secondo me ha anche chiuso una porta, ma senza il testo completo della conversazione preferisco non accusarlo formalmente.

Il messaggio e le sue diciassette versioni

La prima lettura è normale: leggi ciò che c’è scritto. Alla seconda inizi a sentire una voce che non è stata registrata da nessuno. Alla terza controlli l’orario. Alla quarta sei tornata a una conversazione precedente per verificare se quella persona abbia mai usato un punto con te. Hai una metodologia. Ti manca soltanto qualcuno disposto a finanziarla.

Intanto il telefono si spegne perché non lo stai toccando, soltanto fissando. Lo riaccendi indignata. Non è il momento di risparmiare energia: stiamo cercando di capire se «vediamo» significhi vediamo oppure un modo educato di mandarti a ricostruire la tua serenità altrove.

La parte più buffa è che, se un’amica ti mandasse lo stesso messaggio, avresti una risposta chiarissima. «Non c’è niente da interpretare.» Perfetto. Applicala a te. Improvvisamente la chiarezza deve passare attraverso tre commissioni e una revisione straordinaria.

Lo screenshot entra nel gruppo

Mandare lo screenshot alle amiche sembra un gesto semplice. In realtà stai convocando un consiglio. Una risponde subito, una chiede cosa è successo prima e una scrive «ma ancora questo?» con una precisione che non ti eri preparata a gestire.

Tu avevi chiesto un’analisi del messaggio. Loro stanno proponendo di chiudere direttamente la pratica. Provi a fornire contesto: «No, aspettate, perché dal vivo è diverso». È incredibile quanto lavoro possa fare questa frase. Tiene aperte situazioni che, senza il suo intervento, avrebbero già restituito le chiavi.

Non ho una teoria scientifica sui punti o sui tempi di risposta. Ho una teoria molto più modesta: se per capire una frase serve il gruppo completo, forse quella frase sta chiedendo più attenzione di quella che merita. E magari il problema non è che ti manca un’informazione. È che stai cercando un’interpretazione abbastanza comoda da poterci restare.

Un piccolo cambio di colonna sonora

A un certo punto appoggio il telefono e metto una canzone. Non è una cura miracolosa. È semplicemente un’attività in cui le parole hanno almeno deciso di stare a tempo. Se vuoi leggere di un brano che parla di chiudere con un ex, c’è il dump su Dear future X, costruito sul suo testo.

Di uomini, amiche e decisioni discutibili parla anche Raga, ho una teoria. Qui, per adesso, mi basta una conquista piccolissima: il telefono è sul tavolo. Lo schermo è rivolto verso il basso. Non chiedermi da quanti secondi.

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