Olivia McAether
ITEN
← Esplora il DumparioTOUR MONDIALE / TAPPA 01 · OLIVIA MCAETHER

Il tour mondiale. Prima tappa: il supermercato.

Sono uscita per il latte. Il reparto surgelati non era pronto per il mio ingresso.

Olivia McAether sul divano con cuffie, jeans e calzini rosa

Immagine generata con AI.

Il mio tour mondiale comincia al supermercato, perché i grandi artisti devono pur mangiare e io ho finito il latte. Prima di uscire preparo le cuffie con la serietà di chi sta controllando gli auricolari sul palco. Poi controllo la lista: pane, latte, uova. Una scaletta breve, commerciale, adatta a un pubblico trasversale.

Le porte automatiche si aprono proprio mentre parte il ritornello. È un ingresso perfetto. Io rallento mezzo passo, sollevo il mento e lascio che la musica faccia il suo lavoro. Il signore dietro di me mi chiede se posso spostarmi. Il pubblico italiano ha sempre qualcosa da ridire sulla direzione artistica.

Il carrello ha scelto una carriera solista

Il carrello ha una ruota che va per conto suo e, appena provo a fare una curva elegante, punta verso le patatine. Non era prevista questa deviazione. La seguo comunque: bisogna saper ascoltare i collaboratori, soprattutto quelli che hanno quattro ruote e nessun rispetto per il budget.

Nel reparto frigo arriva la parte più intensa della canzone. Io guardo oltre le confezioni di yogurt come se stessi ripensando a una storia che mi ha cambiata per sempre. In realtà cerco quello in offerta. L’espressione è la stessa, ma il coinvolgimento economico è inferiore.

Muovo appena le labbra, convinta di cantare in silenzio. Poi una signora mi guarda. Potrei aver pronunciato qualcosa. Potrei anche averle dedicato il ritornello. Fingo di leggere gli ingredienti di un formaggio con un interesse che nessuna persona sana ha mai avuto per i fermenti lattici.

La verdura ha un’identità da chiarire

In cassa ci fermiamo perché bisogna capire se quelle zucchine sono biologiche o soltanto molto convinte di sé. Io aspetto con le cuffie e una faccia paziente. Dentro, però, sto facendo il bis. Il cassiere solleva la confezione come un premio appena ricevuto e cerca l’etichetta; io accompagno la scena con un crescendo che la verdura, francamente, non si era guadagnata.

Quando tocca a me, appoggio gli acquisti sul nastro cercando di mantenere il ritmo. Il pane entra sul primo colpo, lo yogurt sul secondo e le uova mi ricordano che non tutto il cast è disponibile per una coreografia. Il detersivo, invece, cade di lato con il peso scenico di un ospite che vuole rubarti la serata.

«Ha la tessera?» mi chiede il cassiere. Tolgo una cuffia come se mi avessero interrotto durante una dichiarazione importante. La tessera è da qualche parte nella borsa, insieme a una ricevuta che ormai potrebbe chiedere la pensione. Mentre cerco, la canzone continua. Il mio ingresso era stato magnifico. L’uscita richiede una ricerca archeologica.

Il pubblico vuole il latte. Io voglio il finale.

Esco con una candela, una pianta e qualcosa per organizzare un cassetto che non ho ancora organizzato. Mi fermo accanto alla macchina e controllo i sacchetti. Il latte manca. Ho fatto un concerto intero in un supermercato e ho dimenticato l’unica ragione per cui avevo acquistato il biglietto.

Rientro. Questa volta senza rallentare davanti alle porte. Anche le tournée più prestigiose hanno una seconda data aggiunta per motivi logistici.

La colonna sonora la scegli tra le mie canzoni, con le anteprime da ascoltare qui. La tappa successiva è il concerto sotto la doccia: acustica favolosa, pavimento poco collaborativo. Per il vento nei capelli e un pubblico che giudica senza abbaiare, c’è il concerto sul tapis roulant. Sono tutti sold out. Non perché ci siano tante persone: perché lo spazio è quello che è.

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