Olivia McAether
ITEN
← Esplora il DumparioTOUR MONDIALE / TAPPA 03 · OLIVIA MCAETHER

Il concerto sul tapis roulant. Beyoncé, ma col fiatone.

I capelli sono da videoclip. Il fiato ha chiesto un colloquio con le risorse umane.

Il tapis roulant davanti al ventilatore è una combinazione che dà aspettative sproporzionate. Accendo l’aria: una ventina di centimetri di caschetto e circa sette di frangia si muovono con una competenza professionale. Io non ho ancora fatto niente, ma loro sono già nel video. È incoraggiante avere una parte del corpo che ha studiato.

La partenza è tranquilla. Cammino, sistemo le cuffie, faccio la faccia di chi sta attraversando una fase importante della propria vita. Tecnicamente sono ancora davanti allo stesso mobile, ma la musica non deve sapere tutti i dettagli.

Il ventilatore è l’unico che regge il tour

Sul primo ritornello mi sento Beyoncé. Sul secondo mi sento Beyoncé durante un problema organizzativo. La testa vorrebbe una passerella, le gambe chiedono dove stiamo andando e il nastro continua a scorrere con l’indifferenza di chi viene pagato a ore.

Provo a dare carattere alla performance con uno sguardo intenso e una spalla. La spalla parte benissimo. Il piede, però, ricorda che siamo su un macchinario e non ha firmato per il corpo di ballo. Rimetto le mani dove servono e riduco il repertorio ai movimenti della faccia. Ho già discusso di questa soluzione durante la tappa sotto la doccia. Le sopracciglia sono una risorsa sottovalutata.

Il ventilatore continua. Non sbaglia un ingresso, non perde fiato, non ha bisogno di recuperare. Se qualcuno dovesse chiedere chi ha davvero lavorato durante questo concerto, mi toccherebbe indicare un elettrodomestico.

La vicina ha preso il posto in prima fila

Guardo verso la finestra e vedo la vicina, ferma dall’altra parte. Non so da quanto tempo mi osservi. È possibile che abbia visto solo il ritornello. È anche possibile che sappia già più di me sulla mia postura.

Per un istante provo a rendere tutto normale. Faccio un cenno, come se essere spettinata dal vento mentre canto camminando senza arrivare da nessuna parte fosse una routine perfettamente chiara. Lei ricambia con l’espressione di chi ha appena deciso di raccontare qualcosa a cena. Chiudo il sipario. In questo caso si chiama tenda.

L’acuto diventa un rantolo

Fin qui avevo confuso il vento nei capelli con la resistenza fisica. Poi arriva una nota lunga e dal mio corpo esce un suono da fisarmonica rimasta sotto un divano. L’acuto voleva salire. Il fiato ha preso l’uscita.

Il tapis roulant si ferma. Anch’io. L’asma, quando si presenta, non consulta la scaletta, e il Ventolin fa un ingresso che meriterebbe almeno il nome sul manifesto. Il grande tour viene sospeso; io resto lì con i capelli ancora mossi dal ventilatore, che evidentemente non ha ricevuto la comunicazione. Sembro la protagonista di un videoclip nel quale la protagonista ha chiesto una pausa molto lunga.

La canzone continua nelle cuffie con una voce che non ha nessun rispetto per quello che sto passando. Mi tolgo un auricolare. Non è il momento di confrontare le prestazioni.

Oliver non applaude. Oliver valuta.

Oliver arriva vicino al tapis roulant e si ferma a distanza di cane sensato. Mi guarda, guarda il nastro, poi torna a guardare me. È una sequenza molto breve, ma contiene un’intera recensione. Non abbaia: non vuole dare l’impressione che il suo intervento faccia parte dello spettacolo.

Io provo a sorridergli. Lui inclina appena la testa con l’aria di chi ricorda quando il ventilatore aveva una funzione normale. Poi si sdraia e sospira. Mi giudica con la serenità di qualcuno che, per essere amato, deve solo entrare in una stanza. Nessuna coreografia, nessuna frangia al vento. Il suo merchandising è una pallina.

La tappa si chiude così: io ferma, il ventilatore ancora convinto, Oliver già annoiato. Puoi tornare al concerto al supermercato, leggere quello sotto la doccia oppure scegliere una delle mie canzoni. Io la prossima l’ascolto seduta. Il tour mondiale può aspettare; la dignità, a quanto pare, ha già fatto check-out.

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